
Dipendenze
«Noi accettiamo di diventare dipendenti da qualcosa perché la dipendenza è vita allo stato più puro: la dipendenza è sangue e ossa e seme e acqua, denti e sudore, pelle, fuoco; la dipendenza ci fa stare in ginocchio davanti a qualcosa che non capiamo. È difficile smettere perché è impossibile accettare che niente ci farà sentire mai più così».
Violetta Bellocchio sceglie di ripercorrere tre anni di alcolismo, tra i venticinque e i ventotto, tre anni che paiono dissolti in un prolungato blackout. Su consiglio della sua sober coach, si isola per un mese in una casa di campagna con un proposito preciso: rimettere insieme i pezzi. Porta con sé un quaderno e il desiderio di dire la verità, costi quel che costi, una parola al giorno. Le regole sono ferree: niente bugie, niente invenzioni, niente ospiti. Così, in ventotto giorni e in ventotto parole si snoda il percorso incerto e insidioso della disintossicazione, della volontà fragile e tenace di riunirsi con sé stessi. Perché il corpo, lo sente, non dimentica.
Questo memoir è il racconto brutale e lirico di una possessione. Ma è anche il tentativo di trasformare la vergogna in un coltello affilato e la rabbia in una scintilla. Il corpo non dimentica, libro già di culto, ritorna in una nuova edizione rivista e accresciuta, per sorprendere di nuovo con la lucidità dello sguardo e la spietatezza che sa farsi compassione, nel riconoscimento delle nostre debolezze ma anche delle nostre possibilità di riscatto.
Fonte sinòssi: 66thand2nd.com
Data pubblicazione: 12 giugno 2026
Violetta Bellocchio (Milano, 1977) è una scrittrice e saggista, tra le voci più incisive nel panorama italiano del memoir e della non-fiction. Nipote del regista Marco Bellocchio, ha esordito nella narrativa per poi imporsi all’attenzione di critica e pubblico con Il corpo non dimentica (2014), un memoir crudo sulla dipendenza e il recupero di sé, recentemente ripubblicato da 66thand2nd. Attenta esploratrice dei traumi, del corpo femminile e dell’identità (come nel distopico La festa nera), nel 2024 è tornata dopo anni di silenzio pubblico con Electra (il Saggiatore). Nel libro racconta la frattura esistenziale e la reinvenzione di sé attraverso lo pseudonimo Barbara Genova in seguito all’esperienza traumatica di un abuso sessuale. Il suo sguardo lucido sulle vulnerabilità e le marginalità dialoga profondamente con le istanze intersezionali e femministe del festival.